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LA LEADERSHIP DI SALVINI È IN CRISI?

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La crisi che attraversa oggi la Lega non sembra più riconducibile a una semplice fase negativa nei sondaggi. Il problema appare più profondo: riguarda l’identità stessa del partito, il suo spazio politico e il modello di leadership costruito negli ultimi anni attorno alla figura di Matteo Salvini. Le tensioni provenienti soprattutto dalla componente lombarda e veneta, il crescente richiamo al ruolo degli amministratori del Nord e la concorrenza apertasi a destra dopo l’affermazione di Futuro Nazionale pongono una domanda che la Lega non può più rinviare: che cosa vuole essere nei prossimi dieci anni? La risposta non dovrebbe essere né un ritorno nostalgico alla Lega Nord degli anni Novanta né l'ennesimo tentativo di inseguire sul terreno identitario chi, oggi, riesce a utilizzare parole d'ordine ancora più radicali. La strada più razionale potrebbe essere un'altra: trasformare la Lega in un autentico partito federale dei territori, fortemente radicato al Nord ma...

LA BOMBA CHE DOVEVA “AIUTARE” RANUCCI? Il caso Lavitola e una lezione su informazione, politica e costruzione del consenso

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La vicenda dell'attentato contro Sigfrido Ranucci ha assunto nelle ultime ore contorni che sembrerebbero appartenere alla trama di un romanzo politico. E invece stiamo parlando di un'indagine giudiziaria reale. Valter Lavitola ha ammesso davanti al giudice di essere stato il mandante dell'attentato dinamitardo avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione del conduttore di Report. È una svolta enorme. Fino a poche settimane fa Lavitola respingeva infatti le accuse e sottolineava il rapporto di amicizia che lo legava al giornalista. Oggi ammette invece il proprio ruolo. Ma è la spiegazione fornita a rendere questa storia ancora più difficile da comprendere. Secondo Lavitola, la bomba sarebbe stata organizzata per il bene di Ranucci. L'obiettivo, sostiene, sarebbe stato quello di provocare un rafforzamento della sua protezione personale. Una giustificazione talmente singolare da essere stata definita "delirante" dal legale dello stesso Ranuc...

FUTURO NAZIONALE E MONETA FISCALE: MARATTIN HA RAGIONE A DEFINIRLA UNA "PUTTANATA COSMICA"?

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La proposta di Futuro Nazionale alla prova del metodo Luigi Marattin ha attaccato duramente la proposta economica di Futuro Nazionale relativa alla cosiddetta “moneta fiscale”. Al di là dei termini utilizzati nello scontro politico, la questione merita però una domanda molto più interessante: la critica è economicamente fondata? Futuro Razionale prova ad affrontare il problema senza partire né dalla simpatia per Futuro Nazionale né dall'avversione nei suoi confronti. Partiamo dalla proposta. Cosa propone realmente Futuro Nazionale? Nel proprio programma Futuro Nazionale parla di una: «“circolazione volontaria di crediti fiscali e diritti di compensazione tra Stato e contribuenti, senza configurare una moneta alternativa”.» La precisazione finale è importante. Futuro Nazionale non propone formalmente di stampare una nuova lira. Non propone di sostituire l'euro. L'idea è utilizzare crediti nei confronti dello Stato che possano circolare tra soggetti economici e su...

FUTURO NAZIONALE ALLA PROVA DEL METODO - analisi del programma politico

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Quanto è  realizzabile il programma di Roberto Vannacci? Futuro Razionale nasce da un principio semplice: un programma politico non dovrebbe essere giudicato soltanto per ciò che promette, ma per la possibilità concreta di trasformare quelle promesse in politiche pubbliche. Per questo abbiamo deciso di sottoporre il programma di Futuro Nazionale a un esperimento. Non un processo politico. Non un attacco ideologico. Una verifica. La domanda è semplice: Quanto di ciò che viene proposto potrebbe essere realmente realizzato da un Governo italiano? Il B.I.P. di Futuro Nazionale si presenta come una base ideologica e programmatica pensata su un orizzonte di dieci anni, dal 2027 al 2037. È un progetto ambizioso. Famiglia. Natalità. Sicurezza. Immigrazione. Sovranità economica. Riduzione fiscale. Proprietà diffusa. Riforma dell'Unione Europea. Sono molte le proposte che meritano attenzione. Ma non tutte presentano lo stesso grado di fattibilità. Ed è qui che entra in gioco il m...

FUTURO RAZIONALE NON È FUTURO NAZIONALE

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Identità, metodo e una diversa idea di politica Negli ultimi mesi sono nati o si sono rafforzati diversi progetti politici che utilizzano il termine “futuro” per descrivere la propria visione dell’Italia. Tra questi, Futuro Nazionale ha scelto una collocazione molto precisa: destra identitaria, sovranista, tradizionalista, fondata su valori dichiarati non negoziabili e su una concezione della Nazione fortemente legata alla continuità storica, culturale e religiosa del popolo italiano. Futuro Razionale parte da un presupposto diverso. Non nasce per costruire una “destra vera”. Non nasce per sostituire una destra moderata con una destra più radicale. Nasce da una domanda molto più semplice: «Quali politiche possono rendere l’Italia più libera, più sicura, più prospera, più coesa e più capace di futuro?» La differenza può sembrare sottile. In realtà è profonda. Non partiamo dall’identità per arrivare alle soluzioni Futuro Nazionale costruisce il proprio programma partendo da u...

Ceuta: quando l'Europa scopre di avere un confine

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Per anni il dibattito sull'immigrazione è stato affrontato come se bastasse cambiare linguaggio per cambiare la realtà. Si è parlato di accoglienza, inclusione, solidarietà. Molto meno si è parlato di controllo delle frontiere, di sostenibilità dei flussi e di sicurezza. Le immagini provenienti da Ceuta, dove decine di migliaia di migranti hanno tentato di entrare nel territorio spagnolo attraversando il confine con il Marocco, rappresentano uno spartiacque politico oltre che mediatico. Il Governo italiano ha reagito annunciando la temporanea reintroduzione di controlli nei collegamenti con la Spagna, sospendendo per un mese la libera circolazione prevista dagli accordi di Schengen tra i due Paesi, motivando la scelta con esigenze di sicurezza nazionale. Al di là delle inevitabili polemiche, emerge un dato che dovrebbe far riflettere tutti: Schengen è uno straordinario strumento di libertà, ma presuppone che i confini esterni dell'Unione siano realmente protetti. Qu...

Due morti, due piazze. La sinistra e il vizio dell'indignazione selettiva

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Bologna, stessa città. Due morti. Due tragedie. Ma due reazioni completamente diverse. Da una parte Alessandro Ambrosio, giovane capotreno ucciso brutalmente mentre terminava il proprio turno di lavoro. Un servitore della collettività, assassinato da chi ha scelto la violenza. Una vicenda che avrebbe dovuto scuotere le coscienze e aprire una grande riflessione sul degrado, sulla criminalità e sulla sicurezza nelle nostre città. Dall'altra Fakir Abderrahim, morto durante un intervento delle forze dell'ordine. Un episodio grave, che merita il massimo accertamento dei fatti e sul quale la magistratura dovrà fare piena luce. Fin qui, nulla da eccepire. Ciò che colpisce è tutto quello che è successo dopo. Per Fakir sono comparsi immediatamente cortei, manifestazioni, slogan, accuse allo Stato, alle forze dell'ordine e alle istituzioni. Prima ancora che fossero chiarite tutte le circostanze, qualcuno aveva già individuato il colpevole. Per Alessandro Ambrosio, invece,...