FUTURO NAZIONALE E MONETA FISCALE: MARATTIN HA RAGIONE A DEFINIRLA UNA "PUTTANATA COSMICA"?


La proposta di Futuro Nazionale alla prova del metodo

Luigi Marattin ha attaccato duramente la proposta economica di Futuro Nazionale relativa alla cosiddetta “moneta fiscale”.

Al di là dei termini utilizzati nello scontro politico, la questione merita però una domanda molto più interessante:

la critica è economicamente fondata?

Futuro Razionale prova ad affrontare il problema senza partire né dalla simpatia per Futuro Nazionale né dall'avversione nei suoi confronti.

Partiamo dalla proposta.

Cosa propone realmente Futuro Nazionale?

Nel proprio programma Futuro Nazionale parla di una:

«“circolazione volontaria di crediti fiscali e diritti di compensazione tra Stato e contribuenti, senza configurare una moneta alternativa”.»

La precisazione finale è importante.

Futuro Nazionale non propone formalmente di stampare una nuova lira.

Non propone di sostituire l'euro.

L'idea è utilizzare crediti nei confronti dello Stato che possano circolare tra soggetti economici e successivamente essere utilizzati per compensare obblighi fiscali.

Il principio appare semplice.

Lo Stato riconosce oggi un credito fiscale che potrà essere utilizzato domani.

Se quel credito può essere ceduto, può iniziare a circolare nell'economia.

Ed è precisamente qui che iniziano i problemi.

Un credito fiscale non è denaro gratuito

Immaginiamo che lo Stato riconosca a un'impresa un credito fiscale di 10.000 euro.

L'impresa può utilizzarlo in futuro per pagare 10.000 euro di imposte.

Potrebbe però aver bisogno immediatamente di liquidità.

Se il credito è trasferibile, può cederlo a un'altra impresa per esempio per 9.500 euro.

La seconda impresa acquista qualcosa che successivamente potrà utilizzare per pagare 10.000 euro di tasse.

Il credito acquista quindi un valore economico autonomo.

Se la sua circolazione diventa sufficientemente semplice, può essere trasferito ancora.

Ed ancora.

Non diventa necessariamente una moneta in senso giuridico.

Ma può acquisire alcune caratteristiche economiche simili a quelle di un mezzo di pagamento.

Dov'è il problema?

Il credito continua ad avere un debitore finale.

Lo Stato.

Quando arriverà il momento di utilizzarlo, qualcuno pagherà 10.000 euro di tasse attraverso quel credito anziché versare 10.000 euro allo Stato.

Lo Stato avrà quindi 10.000 euro di entrate fiscali in meno rispetto allo scenario nel quale quel credito non fosse stato emesso.

Il credito fiscale non elimina il costo.

Lo sposta nel tempo.

Questa è la prima cosa che qualsiasi proposta di moneta fiscale dovrebbe riconoscere con assoluta trasparenza.

Marattin quindi ha ragione?

Su questo punto fondamentale, la critica liberaldemocratica coglie un problema reale.

Se lo Stato emettesse enormi quantità di crediti fiscali pensando di avere trovato un modo per finanziare la spesa senza aumentare deficit e debito, si tratterebbe di un'illusione.

Non esistono pasti gratis.

La capacità fiscale futura dello Stato ha un valore.

Utilizzarla oggi significa impegnare una parte delle entrate di domani.

Ma questo non significa ancora che qualsiasi credito fiscale trasferibile sia necessariamente una cattiva idea.

Ed è qui che la discussione deve diventare più sofisticata.

Il precedente del Superbonus

I critici richiamano inevitabilmente il Superbonus.

Il paragone non è privo di fondamento.

Una delle caratteristiche che rese particolarmente potente il meccanismo era proprio la possibilità di trasferire i crediti fiscali.

Un cittadino poteva maturare un credito.

Cederlo.

Il credito poteva successivamente entrare nel sistema finanziario.

Si creò così un vero mercato dei crediti fiscali.

La lezione è importante.

Quando un credito fiscale diventa facilmente trasferibile, aumenta enormemente la probabilità che venga effettivamente utilizzato.

Questo cambia anche il modo nel quale deve essere considerato nei conti pubblici.

Ma moneta fiscale e Superbonus non sono necessariamente la stessa cosa

Qui bisogna evitare l'errore opposto.

Il disastro finanziario del Superbonus non dipese esclusivamente dalla cedibilità.

Dipese dalla combinazione di numerosi fattori.

Un incentivo estremamente generoso.

Una percentuale che arrivava addirittura al 110%.

Una spesa inizialmente sottostimata.

Un meccanismo scarsamente controllato nelle prime fasi.

Una crescita enorme della domanda nel settore edilizio.

Frodi.

E un volume complessivo di crediti molto superiore alle previsioni iniziali.

Dire quindi:

“credito fiscale cedibile = Superbonus”

sarebbe scorretto.

La domanda corretta è:

«come viene costruito il credito fiscale?»

Le cinque domande che Futuro Razionale porrebbe

Prima di approvare una simile proposta bisognerebbe conoscere almeno cinque elementi.

1. Quanto può emettere lo Stato?

Deve esistere un limite annuale.

Non può essere una disponibilità potenzialmente illimitata.

2. Quando può essere utilizzato?

Se il credito diventa utilizzabile immediatamente, l'impatto sulle entrate può essere molto diverso rispetto a un credito utilizzabile dopo alcuni anni.

3. Quanto può circolare?

Una cessione?

Dieci?

Infinite?

Più aumenta la trasferibilità, più il credito diventa liquido.

4. Quali imposte possono essere compensate?

IRPEF?

IRES?

IVA?

Contributi?

Qualsiasi obbligazione verso lo Stato?

La risposta cambia completamente la dimensione economica dello strumento.

5. Come viene contabilizzato?

Questa è probabilmente la domanda più importante.

Non basta scrivere in una legge che qualcosa “non è debito”.

La contabilizzazione dipende dalle caratteristiche economiche effettive dello strumento.

Il vero rischio: creare spesa fuori dalla percezione dei cittadini

Esiste anche un problema politico.

Se lo Stato spende un miliardo, tutti vedono un miliardo di spesa.

Se invece distribuisce un miliardo di crediti fiscali utilizzabili fra alcuni anni, il costo può apparire psicologicamente meno evidente.

Ma il contribuente futuro lo pagherà comunque attraverso minori entrate pubbliche.

Questo può creare una pericolosa tentazione:

utilizzare i crediti fiscali per promettere politiche che altrimenti apparirebbero troppo costose.

È precisamente ciò che deve essere evitato.

Ma potrebbe funzionare in alcuni casi?

Potenzialmente sì.

Immaginiamo uno strumento:

limitato quantitativamente;

destinato esclusivamente a investimenti produttivi;

con emissione annuale predeterminata;

con utilizzo fiscale differito;

completamente tracciabile;

con contabilizzazione trasparente;

con valutazione preventiva dell'impatto sulle entrate future.

A queste condizioni non sarebbe necessariamente una follia economica.

Diventerebbe uno strumento di politica fiscale.

Potrebbe funzionare?

Bisognerebbe verificarlo.

Potrebbe fallire?

Certamente.

Ed è proprio per questo che dovrebbe essere sperimentato eventualmente su scala limitata prima di diventare uno strumento strutturale.

Il punto debole della proposta di Futuro Nazionale

Il problema, quindi, non è necessariamente l'idea.

È il livello di dettaglio.

Dire:

«introduciamo una circolazione volontaria dei crediti fiscali»

non basta.

Occorre specificare:

quanto?

per chi?

per finanziare cosa?

con quale scadenza?

con quale limite di compensazione?

con quale effetto sul deficit?

con quale effetto sulle entrate future?

Finché queste domande rimangono senza risposta, non abbiamo ancora una vera politica economica.

Abbiamo un'ipotesi.

E il punto debole della critica di Marattin

Anche liquidare l'intera questione con un insulto non aiuta.

La storia economica è piena di strumenti fiscali che possono produrre risultati completamente differenti a seconda di come vengono progettati.

Un credito fiscale limitato e controllato non è necessariamente equivalente a un credito enorme, facilmente trasferibile e accompagnato da un incentivo superiore alla spesa sostenuta.

La critica più efficace non dovrebbe essere:

«“È una stupidaggine.”»

Dovrebbe essere:

«“Mostrateci i numeri.”»

La prova del Metodo

Futuro Razionale non boccia preventivamente la proposta.

Ma nemmeno la promuove.

La mette sotto esame.

Idea economica

6/10

Interessante come strumento fiscale complementare.

Rischio per i conti pubblici

Alto se priva di limiti.

Fattibilità

Possibile, ma fortemente dipendente dalla struttura concreta.

Trasparenza della proposta attuale

Insufficiente.

Giudizio finale

Da approfondire prima di poter essere considerata una politica di Governo credibile.

La domanda che dovrebbe fare la politica

Non:

“È un'idea sovranista?”

Non:

“È un'idea liberale?”

Non:

“Chi l'ha proposta?”

Ma:

«“Quali risultati produce e chi ne sostiene realmente il costo?”»

Se Futuro Nazionale dimostrerà attraverso numeri, limiti quantitativi e simulazioni che la propria moneta fiscale può sostenere investimenti senza compromettere le entrate future, la proposta meriterà attenzione.

Se invece il meccanismo presuppone che sia possibile creare capacità di spesa semplicemente anticipando gettito fiscale futuro senza conseguenze sui conti pubblici, allora la critica di Marattin avrà centrato il problema.

Prima degli insulti.

Prima delle appartenenze.

Prima delle promesse.

Servono i numeri.

FUTURO RAZIONALE
Metodo prima degli slogan.

Commenti

Post popolari in questo blog

È uscito "Manifesto per un Futuro Razionale": un progetto, non solo un libro

Un progetto, due livelli: perché Futuro razionale e Doveri in Comune

Polemica sul taser nella Polizia Locale