Definiamo un fascista


Nel dibattito pubblico la parola fascista viene usata molto spesso.
A volte con leggerezza, altre volte come un marchio morale definitivo.
Ma raramente ci si ferma davvero a chiedersi cosa significhi, in concreto, essere fascisti.
Proviamo allora a fare un esercizio semplice: non partiamo dalle etichette politiche, ma dai comportamenti.
Immaginiamo un gruppo di persone convinte di possedere la verità politica e morale.
Persone talmente certe della propria posizione da ritenere che alcune idee non debbano nemmeno essere ascoltate.
Quando qualcuno prova a parlare, questo gruppo non discute:
urla più forte.
Se l’urlo non basta, arriva l’intimidazione.
Se l’intimidazione non basta, arriva la forza del numero.
Le assemblee vengono interrotte.
Le conferenze vengono impedite.
Gli incontri vengono circondati.
Chi prova a esprimere un’opinione diversa viene etichettato, isolato, delegittimato.
Non si discute con lui.
Lo si dichiara indegno di parlare.
La logica è semplice:
non esistono avversari politici, ma nemici morali.
E se qualcuno è un nemico morale, allora ogni mezzo diventa giustificabile.
Bloccare una riunione.
Impedire un evento.
Minacciare chi partecipa.
Spingere, insultare, colpire.
Naturalmente tutto questo viene raccontato con parole molto nobili.
Si dice che lo si fa “per difendere la democrazia”.
Si dice che lo si fa “per proteggere la società”.
Si dice che lo si fa “per impedire il ritorno del male”.
E così accade una cosa molto curiosa.
La libertà di parola viene difesa… impedendo agli altri di parlare.
Il pluralismo viene difeso… eliminando il dissenso.
La democrazia viene difesa… decidendo chi ha diritto di parteciparvi e chi no.
A questo punto torniamo alla domanda iniziale.
Che cos’è un fascista?
È qualcuno che pensa che alcune idee non debbano essere ascoltate.
È qualcuno che crede che il dissenso debba essere messo a tacere.
È qualcuno che considera la forza un mezzo legittimo per zittire gli avversari.
Non è una questione di simboli.
Non è una questione di parole.
È una questione di metodo.
Ed è qui che emerge il paradosso più interessante della politica contemporanea.
Molti di coloro che oggi si definiscono antifascisti combattono il fascismo…
utilizzando esattamente i metodi che storicamente lo hanno reso possibile.
Ed è così che accade qualcosa di inatteso.
Gli antifascisti di oggi, senza accorgersene,
rischiano di assomigliare molto ai fascisti di ieri.

Commenti

Post popolari in questo blog

È uscito "Manifesto per un Futuro Razionale": un progetto, non solo un libro

Un progetto, due livelli: perché Futuro razionale e Doveri in Comune

Polemica sul taser nella Polizia Locale